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Galleria d'arte Gabriella
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Opere

News

     

    La contemplazione di Ostia

    Erri Colo - tutte le opere

    Opera donata al monastero Agostiniano di Roma presso la Chiesa dei SS.Quattro Coronati


    In prossimità della morte della madre, Agostino si trova a Ostia e con la madre contempla il mistero della vita oltre la morte, della quale nessuno sa nulla “ è una realtà così alta che non è in nostro potere concepirla “. Eppure Monica e Agostino, nella contemplazione mistica dell’essere supremo e trascendendo dalla realtà, per quanto bella e piacevole, della vita terrena, giungono a “ vedere “ e pregustare un oltre dominato dall’Essere, dalla presenza del Verbo di Dio dove tutto è, non ci sono presente né passato, c’è il Signore, la sua eterna Sapienza stabile sopra ogni cosa (Co9,10.25). Nel contemplare questo, la mente ed il cuore sono rapiti da un’intuizione: un’immensa gioia ci attende quando finalmente giungeremo presso il Padre. Una gioia non paragonabile a nulla e che tutto supera.

    Per un artista tradurre questa visione mistica è oltremodo arbitrario e limitato necessariamente alla dimensione umana: non c’è immagine, colore, forma che possa in qualche modo rendere l’idea di questo “oltre” che Agostino giunge a vedere. Ma non è impossibile se si imposta la rappresentazione non tanto sulla visione finale, necessariamente arbitraria, quanto sullo strumento che a ciascun uomo può consentire di arrivare a Dio. Si giunge alla rappresentazione del tramite senza il quale non c’è modo di arrivare alla vita eterna. Questo canale è il Cristo ma non in un momento qualunque bensì nel momento in cui Egli offre il suo corpo ed il suo sangue per la salvezza di tutti gli uomini. Il dono supremo di Gesù è il modo che abbiamo noi per arrivare a Dio: senza il dono di sé da parte di Cristo non potremo mai arrivare alla nostra salvezza e quindi a poter gustare e gioire anche noi di questa dimensione. Questo è il centro di tutto.

    Il lavoro di Erri Colo si è concretizzato quindi su questo momento ossia sul “canale” e non sulla visione finale. In questo sta la genialità ed il merito dell’artista: aver riletto l’ultima cena rappresentandola non come un fatto storico ma come un evento destinato a valere per sempre. Ecco spiegato il perché dell’ultima cena. Un’ultima cena peraltro molto particolare e giocata sul simbolismo.

    Innanzitutto le figure. Abbiamo dodici sagome prive di volto - i dodici apostoli - e al centro la tredicesima anch’essa senza connotati fisici ma distinta dalle altre per il colore. L’assenza di tratti somatici si spiega da un lato come necessaria - nessuno può dire di sapere com’erano gli apostoli - e dall’altro come simbolica, un voler rappresentare in queste dodici sagome l’umanità intera, gli uomini di ieri così come quelli di oggi, in una sorta di eucaristia che si ripete. Al centro il volto bianco, Cristo, bianco per l’assenza di peccato e con l’aureola quadrata che nell’iconografia tradizionale veniva utilizzata per indicare coloro i quali si ritenevano santi già in vita. Le dodici sagome - distribuite in una dimensione di oltre due metri - sono tutte convergenti verso il centro, come mosse da un vento che le attrae, tranne una, l’ultima a destra -Giuda - colui che tradì. Anche qui la convergenza non è casuale ma simboleggia il desiderio di raggiungere colui che solo può donare la salvezza eterna. Si noti in particolare, per rafforzare questo concetto, come volutamente alcune figure risultano sporgere in avanti, quasi ci fosse una forza che le guida.
    In primo piano un campo di spighe di grano e un grappolo d’uva: il pane e il vino che diventano il corpo ed il sangue di Cristo.

    Infine un accenno particolare alla tecnica. Si tratta di un olio su tela dimensioni m.2 x 0,70, realizzato con leggere velature di colore, che dominano in particolare nei fraseggi delle spighe in primo piano e nel meraviglioso azzurro del cielo. Poco colore ma intenso nelle sfumature e deciso nella stesura, come ogni opera di questo artista, che ancora una volta da piena prova di sé tanto nell’idea creativa quanto nella sua realizzazione.

    La contemplazione di Ostia

    “La contemplazione di Ostia” - 2002
    olio su tela cm 200 x 70

    vortice di potenza

    Dettaglio: uva

    vortice di potenza

    Dettaglio: spighe di grano

    avanti
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